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sabato 7 maggio 2022

Così bella (Così fragile)

La pace dei sensi è soggettiva, quasi sempre armata, dovendo fare i conti ad ogni età con una tensione, che è la stessa dell’esistenza umana, degli esseri animati, che pensano se stessi come osservandosi da fuori, rispondendo agli istinti ma pure a una coscienza.
È facile essere attratti dalla bellezza di ceramica, quella della stagione migliore, della gioventù al suo apice di pienezza.
Si resta eterni adolescenti quando ci si ferma lì, non si va oltre, non si diventa adulti e si finisce per cercare sempre compagni e compagne senza rughe, scolpiti e perfetti, almeno all’apparenza.
Se si è fortunati invece si cresce, si impara ad apprezzare altro, a considerare un bello che somiglia più all’arte che alla ginnastica d’estetica.
I segni del volto, le naturali imperfezioni del corpo, la diversa struttura dei tessuti, una fragilità tutta umana, che tuttavia ha per riflesso altre virtù, la forza d’animo, la capacità di resistenza, la tenerezza dei sentimenti, il sapere (e il saper fare) dell’esperienza.
Ciò non significa lasciarsi andare, prendersi poca cura di sé, giustificare trasandatezza, pigrizia, sciatteria.
Piuttosto è continuare a volersi e voler bene accettando il limite, la fragilità, dando valore al “vulnus”, alla ferita, il modellare che ha fatto per ciascuno di noi il tempo, la vita.

P.S. Vale anche per la mente, che è come un giardino, pretende di essere curata, coltivata, alimentata, sempre, anche se a differenza del corpo soffre meno la decadenza, ha il vantaggio di poter crescere non a parabola, bensì in linea retta.

venerdì 31 dicembre 2021

Due minuti (A mezzanotte)

Porto con me tanto, troppo, come sempre.
Restio a scartare, accumulatore seriale per eccesso di zelo e coraggio in riserva, pure di quest'anno conserverei il dettaglio.
Non rinnego nulla. Sono ciò che sono anche per le porte in faccia, gli inciampi sulla via, gli ostacoli che non ho saputo superare, i voli abortiti temendo di spiegare le ali, le lacrime versate e quelle trattenute, le attese a vuoto, gli incontri occasionali, le persone perse e chi invece ho ritrovato.
Mi consolo nella consapevolezza di quanto tutto sia marginale, relativo, evitando di dare eccessiva importanza per primo a me stesso.
L'ho realizzato ancor meglio leggendo un libro, un passaggio che riguarda la nostra specie, l'uomo e la donna in relazione con il mondo, il pianeta che abitiamo.
Per rendere l'idea, se condensassimo in un unico anno solare i quattro miliardi, quattro miliardi e mezzo della terra - secolo più, secolo meno - scopriremmo che fino ad ottobre ci sarebbero soltanto batteri, da novembre farebbero capolino piante e animali come li conosciamo, zampe, ossa, rami, foglie, mentre il 31 dicembre, non prima delle 23, comparirebbe il primo primate nostro parente stretto.
E noi? Noi, proprio noi, quelli diventati stanziali, che hanno inventato l'agricoltura, costruito case, città, tutto quanto?
Diciamo che, dopo un’oretta da cacciatori/raccoglitori, abbiamo bussato alla porta e ci siamo presentati che erano più o meno le 23.58 e sessanta secondi prima delle 24.00 è entrato in scena "tutto ciò che chiamiamo 'storia', con piramidi e castelli, dame e cavalieri, macchine a vapore e aeroplani".
Questo siamo. Questo contiamo.
Pochi secondi, uno schiocco di dita.
Con tutta la nostra genialità, originalità, eccezionalità, ma pure la vanagloria, la supponenza, la tracotanza che ci distingue, quasi fossimo i padroni dell'universo, pulce che salta in groppa all’elefante e si illude di cambiarne la rotta.

P.S. "Non porti il peso del mondo sulle spalle, sei soltanto un filo d'erba in un prato" dice Sarah a Zerocalcare, in una delle serie tv più belle del 2021.
È vero, siamo soltanto fili d'erba. Lo siamo noi, lo sono anch'io.
Allora mettiamoci comodi, con il cuore in pace e in mano una bottiglia di vino.
Almeno oggi.
Per problemi, paranoie, preoccupazioni, litigi, discussioni, rancori, invidie, egoismi, avarizie ci sarà tempo, se proprio proprio, un altro giorno.

lunedì 8 marzo 2021

Il regalo∞ (Un otto, sdraiato)

Un otto sdraiato (∞) è il segno dell'infinito e infinita potrebbe apparire la distanza per congiungere due eventi che ricorrono in questo 8 marzo: la festa delle donne e l'ottantesimo compleanno di Ambrogio.
Invece un punto e croce in comune io lo noto.
Concerne il nesso tra riconoscenza e miglioramento, tra tradizione e progresso, tra vecchio e nuovo.
Non parlerò allora della festa né di Ambrogio, bensì delle donne e della generazione che ci ha immediatamente preceduto, quella di chi oggi ha settanta o ottant'anni, ovvero tutte le persone a cui dobbiamo il benessere di cui godiamo, i giganti le cui spalle ci hanno innalzato, senza le quali non avremmo tutte le opportunità che oggi abbondano.
La stessa generazione di mio padre, per intenderci, a cui non smetterò mai di essere grato e che per certi aspetti era avanti anni luce, un illuminato proprio, ma per altri restava ancorato a schemi fissi, che oggi mi appaiono in tutta la loro inadeguatezza, che stridono come unghie sui vetri in base alla sensibilità maturata nel tempo.
Ho citato le donne, non per caso. Io stesso sono figlio della concezione rigida secondo la quale l'uomo, il maschio, usciva a lavorare e la donna, la femmina, badava alle faccende domestiche, ad accudire prole e casa. Anche chi non faceva la casalinga e aveva un mestiere che la impegnava otto ore al giorno, come mia madre, era scontato che al ritorno a casa le spettasse pulire, stirare, lavare, cucinare...
In pratica è come se in una corsa, qualcuno dovesse gareggiare portando in più sulla schiena una zaino colmo di sassi, un fardello.
Inaccettabile, oltre che iniquo, ingiusto. Non soltanto per i miei figli, né per me, anche per lo stesso Ambrogio o per mio padre, se fosse ancora vivo, a ragionarci ora, ne sono certo (poiché una migliore sensibilità non è discesa dal cielo, né germogliata nel deserto, bensì si è formata "in virtù" della generazione che pian piano ci sta salutando, non "nonostante" essa).
Il vero regalo allora - come alternativa alla mimosa o, per i più generosi, in aggiunta ad essa - è lo scrollarci di dosso pregiudizi, vecchi stereotipi e cattive abitudini che di fatto penalizzano, discriminano.
Non una benevola concessione, bensì la presa di coscienza di un torto evidente e l'opportunità di porvi definitivamente rimedio (da parte mia, ad esempio, spendendo qualche parola meno e pulendo casa o cucinando, di più).

P.S. Quello che avevo da dire ad Ambrogio gliel'ho detto, lasciandogli ieri sul tavolo una bottiglia di vino e una lettera, per raccontargli ciò che a voce non riuscirei, per una sorta di pudore, di imbarazzo. Qui aggiungo soltanto un dettaglio, scrivendo che per lui provo una stima e un bene immensi, che somigliano proprio a un otto, sdraiato.

giovedì 10 ottobre 2019

Scacco matto (La mossa di Giada)


Per vincere non ha vinto, però mi ha stupito e insieme insegnato una lezione da non scordare, cioè che si può essere madre di cinque figli - o anche di uno, due, tre o sei, sette, otto - ma si resta sempre donna e, nel caso, compagna, moglie, fidanzata.
Lei si chiama Giada, a dicembre compirà trentaquattro anni e come la contadina del "Generale" di De Gregori ha cinque figli, ma non "venuti al mondo come conigli", bensì cercati, voluti, cresciuti, dedicandosi ad essi a tempo pieno, senza però svuotare il proprio d'un tempo, ritagliandosi uno spazio per restare la donna e la moglie che è.
Giada va a ballare, esce con le amiche, s'è iscritta pure al casting di TuttoAtalanta, ch'è dove l'ho incontrata e conosciuta, insieme con il marito, ch'è m'è piaciuto altrettanto, poiché non subiva la personalità della moglie e neppure l'assecondava, ma mi pareva riconoscerle il valore che merita.
Per un soffio Giada non è entrata tra le prime tre (qui il video di tutte e dodici, Giada è l'ultima a presentarsi), mancando così l'occasione di essere sorteggiata per la vittoria finale, tuttavia ha centrato l'obiettivo di spiccare tra tutte e di essere ammirata per ciò che è, oltre che per come appare: una donna bella, solare, estroversa.
Ne scrivo qui soprattutto per mia figlia, per Giorgia, con la quale parlo spesso di "femminismo" e della necessità che noi per primi si cambi forma mentale, riconoscendo una parità che non annulla le differenze di genere, piuttosto le comprende e le valorizza.
Un argomento spesso scivoloso, proprio perché anche in presenza di buona volontà, manca una cultura. Una cultura anzi c'è, ma è ammantata di un retaggio che per molti versi è maschilista, tanto che io stesso mi trovo a volte in imbarazzo, predicando bene e razzolando male, con la testa che vorrebbe andare da una parte e l'abitudine che tende verso l'altra.

P.S. Giuro che da stasera imparerò ad avviare la lavastoviglie, ultimo bastione nel mio personale vissuto, di una faccenda che finora tacitamente ma ostinatamente e colpevolmente "non mi riguarda".

giovedì 9 marzo 2017

L'otto e il nove (Sette consigli non richiesti a mia figlia)

Foto by Leonora
Ti scrivo il 9 e non l'8 marzo, Giorgina, perché non può essere uno soltanto il giorno di festa dedicato alla donna. E lo faccio qui, mettendo in fila sette consigli non richiesti, poiché non sarei in pace se badassi soltanto a te, alla felicità di mia figlia, ignorando che al pari tuo ciascuna donna merita di essere felice, serena.
Uno. Sii capace di bastare a te stessa. Cerca, com'è naturale che sia, qualcuno che sappia farti sentire completa ma completa non dimenticare che lo sei già tu: soltanto se per prima ti vorrai bene riuscirai a voler bene pure all'altro, agli altri, a chiunque incontri sulla tua strada.
Due. Sentiti ogni giorno una principessa, una regina. Innanzi tutto perché per qualcuno - per me, per tua madre, per molti altri - una principessa lo sei veramente, ma se anche tua madre ed io e molti altri non ci fossero più, ricorda che principessa, regina, lo sei da te, avendo radici profonde, appartenendo a una genia millenaria e avendo la dignità di essere umano, una tra le creature più meravigliose che ci sia.
Tre. Ricorda che sei stata desiderata, attesa, amata fin dal primo spasmo di vita, fin da quando non eri che un'asola di cromosomi, un punto indefinito nell'ecografia. Un amore che spero abbia generato e saldato la tua autostima: non permettere a nessuno di minarla, di incrinarla, men che meno di cancellarla.
Quattro. Rifuggi le relazioni con chi ogni giorno ti toglie serenità, sicurezza, gioia. Allontana presto, senza ripensamenti, chi giudica con sufficienza ciò che fai, chi ti mette a confronto con gli altri, che ti fa sentire a disagio e pian piano azzera la fiducia in te stessa.
Cinque. Cogli immediatamente i segnali del disagio, non attendere un giorno in più, non dire mai: "Forse ha ragione, forse sono inadeguata, sbagliata, forse la colpa è mia". Il baratro non è mai una porta spalancata all'improvviso, semmai è un scivolare lento, inesorabile, impercettibile fino a che è troppo tardi e per uscirne occorre la mano di chi ti prende per i capelli e da fuori ti aiuta.
Sei. Misura chi ti è accanto dalla positività che ti sa trasmettere, dal sorriso che ti dipinge sul volto, dal rispetto che ti porta e dall'ammirazione, dalla stima, prima ancora che dall'amore, con cui ti guarda.
Sette. Rammenta che non sei e non sarai mai inadeguata e che nessun sbaglio merita di non essere perdonato, da te per prima. Ogni sera ci addormentiamo e ogni giorno ci svegliamo, ci mettiamo in cammino, così avviene anche nelle vicende della vita: se ci si vuole bene ad ogni caduta ci si rialza.

P.S. Ti chiamo Giorgina, ma sei una donna ormai. Da parecchio ti reggi sulle gambe, ragioni con la tua testa. Per me, per me solo e per tua mamma, per tua nonna, resterai sempre la bambina che eri, però è dal primo giorno in cui sei nata che ci prepariamo a vederti "uscire dal cancello", percorrere la tua strada. Come per i tuoi fratelli, abbiamo cercato di non tenerti in una bolla di vetro, togliendoti dal mondo, risparmiandoti rischi e pericoli. Piuttosto abbiamo tentato di farti crescere, affinché potessi andare oltre la porta di casa, insegnandoti ad affrontarli quei pericoli, quei rischi, sapendo che in ogni caso il destino non è mai in mano completamente nostra. Sii forte allora, credi in te stessa. La strada che intraprendi è la stessa di milioni, miliardi di ragazze prima e dopo di te, non avere timore di nulla.
Ti vogliamo bene e bene devi volerti tu. Questo è quello che conta.