Oggi ho pianto. Ho pianto a lungo, in silenzio, senza vergogna ma con pudore, chiudendo la porta della stanza e nascondendo gli occhi con l'incavo del braccio.
Ho pianto leggendo le parole di Mario Calabresi e del suo "Spingendo la notte più in là", che mi ha dato ieri mia madre e che racconta la storia della sua famiglia e di altre vittime del terrorismo.
Sono arrivato a pagina 30 e l'ho riposto sul comodino. Almeno per oggi sono io a non spingere la notte più in là e voglio conservarle care quelle pagine, la testimonianza di un dolore e di una redenzione. Ha quasi la mia età Mario Calabresi, solo qualche anno più giovane, come Antonia Custra, figlia di Antonio, ucciso da un colpo di pistola nel 1977, mentre faceva il poliziotto in Via De Amicis a Milano. Entrambi non hanno conosciuto il padre e a me torna in mente il mio. Ho pianto oggi e non me ne vergogno, anche se ho cercato di fare piano, e ho chiuso la porta della stanza e mi sono coperto gli occhi con il braccio.
Venti righe. Indro Montanelli sosteneva che in venti righe si può raccontare tutto. Bastano tre parole invece per spiegare le ragioni di questo blog: comunicare, in libertà. Per il resto, vale per me ciò che scrisse Jorge Luis Borges, "I miei limiti personali e la mia curiosità lasciano qui la loro testimonianza".
Visualizzazione post con etichetta Anni di Piombo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Anni di Piombo. Mostra tutti i post
sabato 2 febbraio 2008
Iscriviti a:
Post (Atom)