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| Foto by Leonora |
Erano anni che non parlavo con qualcuno che non conoscevo, in treno. Sarà che poco prima ero stato in università, per incontrare uno dei massimi conoscitori dell'editoria italiana e internazionale, ma all'università mi pareva di esser tornato di botto, quando ogni giorno era segnato da un'andata e ritorno, in vagoni affollati e spogli, a volte assonnato, altre vigile e sveglio.
Irene. Di lei ho scoperto il nome e anche i libri preferiti, gli studi fatti, il sacrificio nel conciliare a suo tempo la scuola con il lavoro, la passione per le lingue, l'impiego come assistente di un amministratore delegato in una multinazionale, l'avvicendamendo ai vertici dell'azienda, l'esser relegata in un angolo, una nuova opportunità, dodici mesi di contratto, la conclusione di quell'esperienza e da una settimana l'attesa di poter mettere a frutto le competenze che ha maturato, la volontà di non buttarsi via, di cercare ciò che sa fare meglio, parlare quattro lingue (oltre l'italiano), le conoscenze commerciali, i contatti...
Alla fine, giunti in stazione, oltre a un saluto veloce, mi è rimasta la sensazione di aver incontrato una persona speciale, non esente da spigoli, ma con una luce che si irradia, fuori e dentro.
Spero che Irene trovi ciò che merita, un lavoro adeguato. Per ciò che ho intuito mi pare la parte migliore del nostro Paese e sono certo sia un tipo tosto, che non starà molto tempo con le mani in mano, ritagliandosi con le unghie, se necessario, uno spicchio di futuro.
