
Ho incontrato per la prima volta Paolo Moretti una quindicina d’anni fa, credo a una partita della Pallacanestro Cantù. Le nostre strade, da allora, hanno percorso molti incroci. L’ho ritrovato al Corriere di Como e in televisione, ho letto i suoi pezzi di cronaca e apprezzato la sensibilità per l’impaginazione grafica, oltre che per il contenuto, di un giornale. Siamo stati fianco a fianco mille volte, ma l’ho conosciuto soltanto un paio di settimane fa, quando ho letto il suo libro, intitolato: “La cicogna che sconfisse l’aviaria”.
Lo scrivo con sincerità, anche se un po’ me ne vergogno, poiché è vero che in amicizia sono un tipo “piano”, nel senso che diffido delle vampate d’entusiasmo e preferisco il tempo lungo alle scorciatoie, però dev’esserci qualcosa di sbagliato in me se sto in mezzo alle persone così tanto e mi “accorgo” di loro così poco.
Il libro di Paolo, per i distratti come me, è una sorta di riassunto, di quieta immersione là dove l’acqua solitamente scorre. Ho imparato molte cose di lui e anche un poco di me stesso, come accade nei libri buoni, che hanno un valore al di là dell’argomento trattato e del tempo.
Mi spiace non essermi accorto prima di certe sfumature e non posso neppure dire di voler rimediare, perché mi conosco, e ho un pudore pure nelle amicizie che mi impedisce di trasformare l’affetto in un abbraccio caldo. Sono un tipo più da stretta di mano, ma questo Paolo lo sa e non si offende se non sono tra coloro che passano serate con lui o si trovano insieme, a pranzo.
Mi spiace non essermi accorto prima di certe sfumature e non posso neppure dire di voler rimediare, perché mi conosco, e ho un pudore pure nelle amicizie che mi impedisce di trasformare l’affetto in un abbraccio caldo. Sono un tipo più da stretta di mano, ma questo Paolo lo sa e non si offende se non sono tra coloro che passano serate con lui o si trovano insieme, a pranzo.
Il libro è speciale e lo dico per “piacere di cronaca”. Parla dell’adozione di sua figlia, Mehala (“Felicità” in lingua tamil), ma potrei definirlo così: la storia di un uomo, della sua famiglia e di un viaggio lungo una vita. È scritto come Paolo sa scrivere, specialmente quando una cosa la sente sua, quando l’appassiona (e nel dirlo mi viene in mente la fotocopia di una finta pagina di giornale che racconta di una diretta elettorale e dei calzini rossi di un nostro collega, che ora a Como, in Comune, fa l’addetto stampa). Quella pagina la ritengo memorabile e fa ancora bella mostra di sé, nella redazione del tg di Espansione.
Altro non voglio aggiungere, perché il libro merita di essere letto. Non si trova in tutte le librerie, ma se ne può fare richiesta alla Infinito Edizioni (info@infinitoedizioni.it).
Ricordo i dati essenziali: Paolo Moretti, La cicogna che sconfisse l’aviaria, Infinito edizioni, 12 euro.
Un “manuale” non borioso per chi ha intenzione di adottare un bambino e una buona lettura per chi non ha paura di guardarsi dentro, oltre che allo specchio.
Foto by Leonora