Per tutti coloro che leggono libri, condivido quanto nel nel corso degli anni ho imparato io, passando varie fasi: in principio l’ostinazione di finire ciò che iniziavo (ricordo ancora la fatica immane dei «secondi libri» di Umberto Eco, da “Il pendolo di Foucault” a “Baudolino”); poi la decisione «adulta» di abbandonarli, se non mi piacevano; infine la consapevolezza che esistono libri per ogni stagione, per cui occorre pazienza e la capacità ogni tanto di riprovarci, per capire se è l’occasione giusta, s’è arrivato il loro tempo (il primo con cui ha funzionato è stato Tolstoj, mentre Fëdor Michajlovič Dostoevskij sta ancora aspettando).
Di recente ho aggiunto una nuova consapevolezza, quella dei libri che si svelano subito, che si capisce già dall’incipit o scorrendo una pagina se è il loro «kairos», il tempo propizio per esser letti oppure se non meritano un ulteriore minuto.
Sarà forse l’età che avanza e non permette eccessivo investimento di energie, di tempo, ma è un diventare spiccio che apprezzo, che mi fa vivere meglio.
P.S. Chissà se per le persone vale lo stesso. «A pelle» è un’espressione che si usa tuttora, per definire come l’intuito, più del ragionamento, contribuisca a distinguere le affinità elettive, quanti stanno simpatici o antipatici fin da subito. Oppure, al contrario, siamo noi d'istinto gli insopportabili e non ce l’hanno mai detto.

