sabato 21 marzo 2026

D’istinto (Fidiamoci, di noi)

In questi giorni bussa continuamente alla porta, s’intrufola dalla finestra, fa capolino all’orizzonte come lo spicchio sfolgorante di sole sul crinale d’un monte…
È una convinzione. Questa: esiste una forza almeno pari, se non superiore, alla ragione ed è l’istinto, quel sentire d’impeto, quell’essere solleciti nel prendere decisioni seguendo un’intuizione. Una percezione più che un pensiero vero e proprio.
Non è assenza di calcolo, semmai decisione presa tanto velocemente da non lasciare spazio per comprendere quali segnali siano stati colti, quanti addenti sommati, cosa utilizzato e che si è scartato per scegliere.
L’istinto, per come lo vedo io, è un’elaborazione talmente complicata che non si può - o si farebbe troppa fatica a - scomporre.
Meglio prenderlo per ciò che è: un tuono, un lampo, lo sguardo d’insieme mentre siamo concentrati sul particolare. Non per caso un prodotto dell’istinto è la così detta «prima impressione»: quando incrociamo un volto, ad esempio. Può sembrare una lettura pressapochistica, superficiale, in realtà il nostro cervello elabora migliaia di dati, coglie sfumature a tavolino inimmaginabili.
Istinto è quella capacità del sistema 1 del cervello secondo cui elaboriamo un’infinità di dati senza averne piena consapevolezza e ne traiamo una sintesi di cui non riusciamo esattamente a spiegarci il perché, ma il cui risultato torna giusto.
Istinto è ciò che spesso attribuiamo all’universo femminile: sentire anche quello che non si sa.
Più prosaicamente, è quanto attribuiamo al mondo animale, considerandolo un limite, mentre è un processo affinato in milioni di anni di selezione naturale e appartiene alla nostra essenza più profonda, prodigiosa, efficiente. Una qualità che non va in conflitto né tanto meno sostituisce la ragione, bensì la compensa, le permette equilibrio, la completa.
E se mi viene in mente oggi, questa considerazione, è anche perché domani e dopo si vota per il referendum e ascolto molti amici o conoscenti frustrati per non aver capito bene tutto, preoccupati per il timore di non essere preparati nel merito, affranti per non cavare per mezzo della ragione un sì o un no convinto. È proprio in questi casi che occorre un atto di fede. In se stessi. Confidando appunto in quel calcolatore prodigioso, rapido ed efficacissimo che siamo soliti riassumere con il nome di istinto.

P.S. Istinto, per me, è anche Giovanni quando arbitra e il campo da calcio si trasforma in corrida, con la partita che va tenuta domata e lo si fa in virtù di un tono della personalità, non per una serie di azioni pianificate a tavolino (anche se l’esperienza, cioè la ripetizione multipla di situazioni simili, aiuta, molto).
Parimenti, istinto è la facilità di relazione umana e la gestione del potere di Nunzia, il senso di protezione e cura di Isabella, la curiosità e il senso comunitario di Giacomo, lo stile e il gusto per il bello di Marilena, il carisma affascinante di Paolo… L’elenco potrebbe essere infinito, raccogliendo di ciascuno abilità che ammiro, con la consapevolezza che per quanto possa impegnarmi, non posso averle io. Un po’ come avviene per la parola: nella loro specificità sono «madre lingua», io al massimo Duolinguo.


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