lunedì 18 febbraio 2008

Giorgio 2.0


Questo post l'ho scritto ieri sera, con il mio nuovo cellulare dotato di collegamento wire-less, comodamente sdraiato nel mio letto, dopo essermi visto - con lo stesso telefonino - Cochi e Renato su You Tube, che cantavano "La canzone intelligente" e "Ma come porti i capelli bella bionda".

Cito l'episodio perché soltanto ieri mi pare di aver adempiuto alla missione "Giorgio 2.0" (come l'ha definito Elena), che mi ero prefissato qualche mese fa, quando questo blog é nato. Ora davvero sono connesso: che abbia qualcosa da dire è un altro discorso e riguarda, più che il nuovo, il "vetero" Giorgio, cioè il "dinosauro" che fieramente resiste in me.

(Foto by Lyonora)

mercoledì 13 febbraio 2008

Io corro da solo (o del "vero miracolo italiano")

Ne vorrei fare a meno, vorrei per una volta "sfangarla", vorrei che tutto fosse già passato, ma il senso del dovere civico è un masso che mi porto appresso greve e così, trattenendo il fiato, mi sono lasciato lentamente e consapevolmente scivolare in quella cariddi che è la campagna elettorale.

Un vortice insidioso quanto il primo scoglio che mi si è parato innanzi: Bruno Vespa e Berlusconi a "Porta a Porta". Lo ammetto, fino alla scrivania di ciliegio non sono arrivato (un conto è il senso civico, un altro il masochismo) ma per un'ora abbondante ho tenuto duro, impedendo a me stesso gesti inconsulti o plateali forme di indignazione, che per altro nessuno avrebbe raccolto, essendosi già la mia famiglia ritirata da un pezzo.


L'antipasto alla serata era stato servito in tavola per traverso, allorché nello zapping mi ero imbattuto in Tremonti a "Ballarò". "Calma" mi ero detto, "non roviniamoci la quiete domestica sentendolo ridire che in questi due anni l'Italia è stata devastata", come se quando ce l'ha lasciata lui era perfetta, smaliante e senza una ruga come il contorno occhi di Berlusconi. "Calma! Fa parte del gioco. Sono tutti uguali. Anche dall'altra parte mica scherzano". Ho pigiato il tasto del decoder e dopo due lunghi respiri sono tornato a gustarmi il Dottor House su Sky.


La resa è giunta mezz'ora dopo. Berlusconi, più giovane che nel 1994 e meno arrogante del solito, era lì, seduto di fronte a Vespa. Mi veniva il nervoso, ma meno che con Tremonti e così ho ceduto, congedando per per precauzione anche la mia consorte e dichiarando aperta la personalissima campagna elettorale.



Tutto 'sto preambolo per sfogare un po' di frustrazione e per aggiungere un contenuto ai temi politici che mi pare meriti d'essere accennato.


Tutti d'accordo, sembra, a voler tagliare le tasse. Bene, bravi, bis. Ci mancherebbe altro che qualcuno si alzi in piedi e proclami: "No! Io di tasse ne voglio pagare di più!".

Se ci penso bene, però, che diano una spuntatina alle imposte (perché di ciò si tratterebbe, a meno di dare per assodato che gli asini volino) a me importa poco davvero. Quanto mi rimane in tasca? Pochi euro, che magari se ne vanno con le imposte locali maggiorate.


Insomma, a me questa storia del taglio delle tasse non prende proprio. Io, se fossi Berlusconi o Veltroni (di faccia, a settant'anni suonati, preferirei il Berlusca, d'animo e core non c'è proprio corsa, Walternone tutta la vita) avrei un'unica preoccupazione economica: tenere a bada l'inflazione. Tenere bassi i prezzi, dare più potere d'acquisto per i salari.


Come gli anziani, che ricordano benissimo la stessa storia ma non di averla già raccontata alle stesse persone, anch'io ho un aneddoto personale. Quando ho cominciato a lavorare qui in tv (1999) andavo con due Mauro e un Marco a mangiare tutti i mezzogiorno da Rino, ristorante toscano, in via Vitani a Como, spendendo dieci, undici mila lire per un primo con i fiocchi, acqua e caffè. Ora di Rino non mi posso nemeno permettere l'odore delle pappardelle al sugo d'anatra e resto a mangiare da solo in redazione o, quando è bel tempo, mi godo sole e lago su una panchina di viale Geno.


Nel frattempo si sono alternati governi di tutti i colori e non pretendo certo, ora, di tornare ai lauti pasti di un tempo. Però, visto l'andazzo in picchiata libera, vorrei tra altri dieci anni non ritrovarmi a rimpiangere persino la piadina con annessa panchina.


P.S. La frustrazione a cui accennavo prima è dovuta al fatto di voler intervenire o ribattere agli ospiti che siedono in televisione, senza ovviamente poterlo fare. E' inutile che mi dibatta sul divano o mostri cenni di concreto stupore: nessuno, nella penombra della sala, li raccoglie. Ieri sera, ad esempio, quando ùl Berlusca nicchiava su Dini e Mastella, non ammettendo che faranno parte della sua coalizione, ma neppure potendo mentire spudoratamente dichiarando il contrario, per un paio di volte mi sono aggrappato al televisore gridando: "Diglielo!!! Abbi il coraggio di dirlo che gliel'hai promesso a Mastella di portarlo con te se faceva cadere Prodi!!! Digli che adesso, se potessi, lo lasceresti ibernato a Ceppaloni ma che ormai non puoi, che ti tocca ingoiarlo 'sto rospo!!!". Berlusconi, è inutile aggiungerlo, non l'ha detto. Io invece giuro che, se l'avesse detto, se avesse dichiarato: "Mi consenta, caro Vespa, di dire che a Mastella gli ho promesso il cadreghino, ma in verità mi fa venire il voltastomaco, perché già una volta mi ha tradito e così stasera, quella scrivania di finto ciliegio io la userei per firmare una cosa seria, cioè che mi rimangio la promessa che gli ho fatto e che un posto alla Camera e tanto meno al Senato può scordarselo", ecco, se avesse detto questo, io Berlusconi stavolta l'avrei votato. Sarebbe stato il vero "miracolo italiano".


(Foto by Lyonora)

domenica 10 febbraio 2008

Sogno o son connesso


Fine settimana tranquillo: ne approfitto per una nota di cronaca personale.

Da qualche giorno anche a casa ho un collegamento flat a Internet. Ieri sera, con mio figlio maggiore, Giacomo (11 anni), invece di guardare la tv abbiamo passato un paio d'ore su You Tube, ridendo per le papere dei calciatori e gli spezzoni di Dado a Zelig e le scene memorabili di Fantozzi. A un certo punto è arrivato anche il più piccolo della tribù, Giovanni (5 anni) mi si è seduto in braccio ed è stato dei nostri, in quel "novello" focolare domestico ch'è diventato l'angolo computer.
Stasera, rientrando a casa, ho trovato mia figlia Giorgia che giocava a Lizzie qualcosa sul sito della Disney (poi mi sono intromesso io e mentre lei se la cavava benissimo da sola, sono riuscito a dirgli: "Ma no, fai così, anzi così..." mandando in tilt il computer e facendogli passare la voglia).

Ora sto ascoltando la radio di Elena; consulto il sito di Repubblica e del Corsera per capire cos'ha detto di nuovo Walterone Veltroni; leggo sul blog di Mauro il commento sulla città di Udine e sulla maggiore "civicità" rispetto a Como; do un occhiata alle diapositive mostrate da Gaspar allo State of the Net concluso ieri, rendendomi conto che i resoconti sul suo intervento, pur riportati da gente affidabile ed autorevole, non ne hanno resituito perfettamente il senso; controllo le mail arrivate nelle ultime ore. Sono connesso, insomma. Con il mondo ma soprattutto con me stesso. E ho come l'impressione di essere entrato da poche ore in una fase nuova, come se fosse la prima pagina di ciò che per anni ho chiamato futuro ed ora è già qui.

(Foto by Lyonora)


venerdì 8 febbraio 2008

Ho voluto la bicicletta e anche Max pedala


Mentre sono qui (Como), ma vorrei essere lì (Udine) per gustarmi parole, opere, omissioni e soprattutto facce dello State of the Net italiano, in questo scampolo di tempo che mi ritaglio voglio dare un annuncio e un consiglio.

Primo, l'annuncio: ho siglato un patto con Leonora, che mi concede gratuitamente (purché citate) le foto del suo blog, in modo da arricchire i miei post. E' una sorta di accordo tra la Yamaha e la Michelin, senza problemi di fisco come per Valentino Rossi.
Le ho chiesto se mi lasciava usare le sue foto perché per me sono migliori delle parole e chi mi conosce sa quanta importanza io dia proprio alle parole. Quella che vedete in questo post, ovviamente, è sua.

Secondo, il consiglio. Il mio amico David ha a sua volta un amico che si chiama Max e che una volta venne a casa mia insegnandomi che la moka del caffè si deve far scaldare a fuoco lento (lo scrivo poiché mi è rimasto impresso e perché non è un dettaglio da poco, a mio modo di vedere, su come si intende la vita). Max ha appena aperto un blog e anche se io l'ho incontrato una volta soltanto e la proprietà transitiva in amicizia non esiste, volevo consigliarlo a chi mi conosce.
Stamattina, ad esempio, appena gli ho dato un'occhiata, ho riso per un quarto d'ora leggendo questo suo post "politico".
Per i frequentatori assidui della rete, avviso subito che Max non ha ancora un Feeds Rss, ma scommeto che come per il sottoscritto prima o poi capirà a cosa serve e soprattutto quant'è importante.

lunedì 4 febbraio 2008

Concorrenza leale (2)


Nessun “medium” è perfetto.
Lo scrivo come premessa a un ragionamento che avevo cominciato un paio di giorni fa, senza il tempo di renderlo compiuto.
Mauro, per un tempo gramo e insieme fecondo che gli capita, ha creato un blog che è anche un esperimento e un laboratorio. Ha scelto un fatto di cronaca a cui viene dato ampio risalto dai mezzi d’informazione sia locali sia nazionali (il processo alla così detta “strage di Erba”) e lo segue da “blogger”, mettendo a disposizione le proprie competenze, senza vincoli editoriali.
In questo modo assistiamo a un unico evento, seguito da più mezzi: televisione, giornali e blog.
Un’analisi dettagliata del fenomeno potremo averla soltanto tra un paio di mesi, quando il processo si concluderà e saremo dunque in grado di risalire a ritroso ciò che è accaduto, valutando criticamente tempi e modi in cui la notizia, le notizie sono state messe a disposizione di un pubblico. La mia speranza è che questa occasione non vada sprecata.

Nel frattempo, aggiungo il punto di partenza, cioè i “pregiudizi” da cliente di informazione, sottolineando da un punto di vista personale limiti e risorse e aspettative di ogni mezzo.

Giornale: per leggere ciò che è accaduto devo attendere generalmente il giorno dopo, ottenendo però in cambio un approfondimento maggiore e in molti casi il piacere della buona lettura. Il piacere di avere tra le mani la carta è una sensazione per taluni (per me, ad esempio) affascinante, che vale prezzo e attesa. Si dice che è la televisione ormai a “dettare l’agenda”, ma è altrettanto vero che per “pesare” la medesima agenda si attende l’uscita in edicola e la lettura del giornale. In ciò conta una qualità che, pur scemando per diverse ragioni, la carta stampata ha mantenuto negli anni: l’autorevolezza. C’è un altro aspetto, apparentemente marginale, ma che a mio modo di vedere rende il giornale unico: si può conservare, intero o a ritagli. Se rovisto in casa mia, non è raro che da un cassetto o dalle pagine di un libro o da una cartelletta dimenticata da qualche parte spunti un rettangolo di carta ormai ingiallita, che in qualche maniera ho reputato un giorno meritevole di esser messo da parte, conservato. Rimanendo alla “strage di Erba”, il giorno dopo ho atteso il Corriere di Como per leggere ciò che aveva scritto Dario Campione (di cui conservo l’inizio di un suo pezzo su un paese del lago:“Un grumo di case, appeso alla montagna”) cioè di un buon giornalista prestato alla “nera” e confrontarlo con il lavoro di Paolo Moretti e Stefano Ferrari della Provincia, ovvero due “neristi” puri che fanno del buon giornalismo. Così come sono rimasto incantato a leggere il resoconto della stessa giornata fatto da Natalia Aspesi, per Repubblica.


Televisione: ha tre vantaggi non da poco: la velocità di comunicazione, una diffusione estesa e la potenza dell’audio-video insieme. Tre carte che costituiscono una potenza di fuoco micidiale. Non c’è evento significativo che non venga seguito in presa diretta, trasformando lo spettatore in attore e l’evento stesso in patrimonio comune. Di contro, è costretta ogni volta a ripetere sé stessa, come se le cose “comunicate” fossero scritte sulla sabbia e ovviando appunto con la continua ripetizione, in modo da aggiornare chi si collega in quel momento, ma finendo con l’annoiare facilmente il telespettatore attento. Una regola che ne rende meno incisivo anche l’approfondimento, poiché se è vero che ci sono programmi intelligenti, capaci di fornire tagli di lettura non banali, è altrettanto vero che il percorso lineare non facilita la comprensione. Un limite che è compensato dall’offerta di immagini (“Ho visto, è vero”) che si stampano nella memoria più facilmente di un ragionamento. Restando alla “strage di Erba”, con tutta la stima che ho di giornali, carta stampata e nuovi mezzi di comunicazione, credo che i due spezzoni di audio-video scelti da Marco Romualdi e mandati in onda dal tg di Espansione non abbiano pari per spiegare chiaramente i differenti obiettivi che accusa e difesa hanno nel processo. In poco più di tre minuti e mezzo, perfettamente distribuiti tra l’intervento del pubblico ministero Massimo Astori e dell’avvocato difensore dei Romano, Enzo Pacia, abbiamo appreso senza intermediari il punto nodale del processo. Non male. Così come, a sentenza emessa, la trasmissione della Rai “Un giorno in pretura”, autorizzata dalla corte a mandare in onda il tutto, sarà quanto di più simile alla realtà di aver partecipato da spettatori a quel processo.


Blog: potenzialmente il mezzo più completo, capace di produrre più contenuti che giornali e televisioni insieme, essere più rapido della stessa televisione, senza neppure il limite del trascorrere fluido e “inafferrabile” del messaggio informativo, poiché con Internet il messaggio rimane a disposizione, come e quando preferiamo riceverlo. Il limite semmai, potrebbe paradossalmente essere l’estrema abbondanza di informazioni, non facili da gestire e in cui è facile perdere l’orientamento. In questo senso il blog sulla strage di Erba è un esperimento e un laboratorio, assai più efficace se in corso d’opera, come credo, Mauro riuscirà a svincolarsi dalla logica in cui siamo stati formati (l’informazione “da uno verso molti”) per intraprendere nuovi percorsi, nuove vie (l’informazione “da molti verso molti”). In altre parole, mi interessa scoprire se il blog è un’evoluzione naturale di giornali e tv oppure può rappresentare qualcosa di completamente nuovo, in cui la dimensione orizzontale sostituisce quella verticale non soltanto nella fruizione della notizia ma anche in quella della sua acquisizione.


P.S. Questo post non ha alcuna ambizione, se non quella di esporre pensieri in ordine sparso, nella logica di una “concorrenza leale” tra diversi “medium”, nella convinzione che concorrenza non è altro che il nome con cui possiamo chiamare la massima forma di collaborazione.

sabato 2 febbraio 2008

Dietro la porta chiusa

Oggi ho pianto. Ho pianto a lungo, in silenzio, senza vergogna ma con pudore, chiudendo la porta della stanza e nascondendo gli occhi con l'incavo del braccio.
Ho pianto leggendo le parole di Mario Calabresi e del suo "Spingendo la notte più in là", che mi ha dato ieri mia madre e che racconta la storia della sua famiglia e di altre vittime del terrorismo.
Sono arrivato a pagina 30 e l'ho riposto sul comodino. Almeno per oggi sono io a non spingere la notte più in là e voglio conservarle care quelle pagine, la testimonianza di un dolore e di una redenzione. Ha quasi la mia età Mario Calabresi, solo qualche anno più giovane, come Antonia Custra, figlia di Antonio, ucciso da un colpo di pistola nel 1977, mentre faceva il poliziotto in Via De Amicis a Milano. Entrambi non hanno conosciuto il padre e a me torna in mente il mio. Ho pianto oggi e non me ne vergogno, anche se ho cercato di fare piano, e ho chiuso la porta della stanza e mi sono coperto gli occhi con il braccio.

venerdì 1 febbraio 2008

Concorrenza leale (1)


Vorrei prendere spunto da un blog - esperimento - laboratorio del mio amico Mauro, che ha deciso di seguire la strage di Erba da "blogger" per un pensiero su differenze / similitudini dei mezzi d'informazione (giornali, radio, tv, internet) ma la mia pausa pranzo è scemata senza quasi me ne accorgessi.
Prometto di tornarci sopra, magari nel week-end.
Intanto segnalo un post che introduce bene il tema e una due giorni imperdibile, che affronterà questi argomenti e che si terrà venerdì 8 e sabato 9 febbraio, a Udine. Si intitola "State of the Net" e qui la introduce bene Luca De Biasi.