
Nessun “medium” è perfetto.
Lo scrivo come premessa a un ragionamento che avevo cominciato un paio di giorni fa, senza il tempo di renderlo compiuto.
Mauro, per un tempo gramo e insieme fecondo che gli capita, ha creato un
blog che è anche un esperimento e un laboratorio. Ha scelto un fatto di cronaca a cui viene dato ampio risalto dai mezzi d’informazione sia locali sia nazionali (il processo alla così detta “strage di Erba”) e lo segue da “blogger”, mettendo a disposizione le proprie competenze, senza vincoli editoriali.
In questo modo assistiamo a un unico evento, seguito da più mezzi: televisione, giornali e blog.
Un’analisi dettagliata del fenomeno potremo averla soltanto tra un paio di mesi, quando il processo si concluderà e saremo dunque in grado di risalire a ritroso ciò che è accaduto, valutando criticamente tempi e modi in cui la notizia, le notizie sono state messe a disposizione di un pubblico. La mia speranza è che questa occasione non vada sprecata.
Nel frattempo, aggiungo il punto di partenza, cioè i “pregiudizi” da cliente di informazione, sottolineando da un punto di vista personale limiti e risorse e aspettative di ogni mezzo.
Giornale: per leggere ciò che è accaduto devo attendere generalmente il giorno dopo, ottenendo però in cambio un approfondimento maggiore e in molti casi il piacere della buona lettura. Il piacere di avere tra le mani la carta è una sensazione per taluni (per me, ad esempio) affascinante, che vale prezzo e attesa. Si dice che è la televisione ormai a “dettare l’agenda”, ma è altrettanto vero che per “pesare” la medesima agenda si attende l’uscita in edicola e la lettura del giornale. In ciò conta una qualità che, pur scemando per diverse ragioni, la carta stampata ha mantenuto negli anni: l’autorevolezza. C’è un altro aspetto, apparentemente marginale, ma che a mio modo di vedere rende il giornale unico: si può conservare, intero o a ritagli. Se rovisto in casa mia, non è raro che da un cassetto o dalle pagine di un libro o da una cartelletta dimenticata da qualche parte spunti un rettangolo di carta ormai ingiallita, che in qualche maniera ho reputato un giorno meritevole di esser messo da parte, conservato. Rimanendo alla “strage di Erba”, il giorno dopo ho atteso il Corriere di Como per leggere ciò che aveva scritto Dario Campione (di cui conservo l’inizio di un suo pezzo su un paese del lago:“Un grumo di case, appeso alla montagna”) cioè di un buon giornalista prestato alla “nera” e confrontarlo con il lavoro di Paolo Moretti e Stefano Ferrari della Provincia, ovvero due “neristi” puri che fanno del buon giornalismo. Così come sono rimasto incantato a leggere il resoconto della stessa giornata fatto da Natalia Aspesi, per Repubblica.
Televisione: ha tre vantaggi non da poco: la velocità di comunicazione, una diffusione estesa e la potenza dell’audio-video insieme. Tre carte che costituiscono una potenza di fuoco micidiale. Non c’è evento significativo che non venga seguito in presa diretta, trasformando lo spettatore in attore e l’evento stesso in patrimonio comune. Di contro, è costretta ogni volta a ripetere sé stessa, come se le cose “comunicate” fossero scritte sulla sabbia e ovviando appunto con la continua ripetizione, in modo da aggiornare chi si collega in quel momento, ma finendo con l’annoiare facilmente il telespettatore attento. Una regola che ne rende meno incisivo anche l’approfondimento, poiché se è vero che ci sono programmi intelligenti, capaci di fornire tagli di lettura non banali, è altrettanto vero che il percorso lineare non facilita la comprensione. Un limite che è compensato dall’offerta di immagini (“Ho visto, è vero”) che si stampano nella memoria più facilmente di un ragionamento. Restando alla “strage di Erba”, con tutta la stima che ho di giornali, carta stampata e nuovi mezzi di comunicazione, credo che i due spezzoni di audio-video scelti da Marco Romualdi e mandati in onda dal tg di Espansione non abbiano pari per spiegare chiaramente i differenti obiettivi che accusa e difesa hanno nel processo. In poco più di tre minuti e mezzo, perfettamente distribuiti tra l’intervento del pubblico ministero Massimo Astori e dell’avvocato difensore dei Romano, Enzo Pacia, abbiamo appreso senza intermediari il punto nodale del processo. Non male. Così come, a sentenza emessa, la trasmissione della Rai “Un giorno in pretura”, autorizzata dalla corte a mandare in onda il tutto, sarà quanto di più simile alla realtà di aver partecipato da spettatori a quel processo.
Blog: potenzialmente il mezzo più completo, capace di produrre più contenuti che giornali e televisioni insieme, essere più rapido della stessa televisione, senza neppure il limite del trascorrere fluido e “inafferrabile” del messaggio informativo, poiché con Internet il messaggio rimane a disposizione, come e quando preferiamo riceverlo. Il limite semmai, potrebbe paradossalmente essere l’estrema abbondanza di informazioni, non facili da gestire e in cui è facile perdere l’orientamento. In questo senso il blog sulla strage di Erba è un esperimento e un laboratorio, assai più efficace se in corso d’opera, come credo, Mauro riuscirà a svincolarsi dalla logica in cui siamo stati formati (l’informazione “da uno verso molti”) per intraprendere nuovi percorsi, nuove vie (l’informazione “da molti verso molti”). In altre parole, mi interessa scoprire se il blog è un’evoluzione naturale di giornali e tv oppure può rappresentare qualcosa di completamente nuovo, in cui la dimensione orizzontale sostituisce quella verticale non soltanto nella fruizione della notizia ma anche in quella della sua acquisizione.
P.S. Questo post non ha alcuna ambizione, se non quella di esporre pensieri in ordine sparso, nella logica di una “concorrenza leale” tra diversi “medium”, nella convinzione che concorrenza non è altro che il nome con cui possiamo chiamare la massima forma di collaborazione.