sabato 24 ottobre 2026

Un compleanno tondo (Dedicato a chi non c’era)

Abbiamo riso molto e, guardandoci l’un l’altra, cercato ogni istante di sovrapporre al volto attuale quello delle ragazze e dei ragazzi che siamo stati e in fondo ancora siamo.
Ci ha riunito un compleanno tondo, che per me non è ancora arrivato, e la volontà di celebrare l’anno di nascita con un momento di convivialità, che è ciò di più antico e bello e umano esista al mondo, anche se in quest’epoca di corsa continua e telefonini spesso viene dimenticato. 
È stata una serata lieve, chiassosa, scivolata via senza intoppo, zero spazio per la negatività, nella quale il piacere di ritrovarsi ha fatto velo sul resto. Ciascuno l’ha vissuta a modo suo e non ho pretese di dare voce a una quarantina di persone che sono tornate per una cena a fare gruppo. Mi limito dunque al mio, confessando che rispetto al tempo dell’infanzia ho rughe in più e paure in meno, minori illusioni e maggiore consapevolezza, la stessa capacità di sognare e il desiderio esponenziale di godere del presente, essendomi accorto che il tempo non soltanto passa, ma pure accelera.
In tutti però, compreso me stesso, ho notato una tenerezza di sguardo che da bimbi e adolescenti non avevamo. Uno dei tanti pregi dall’età, che non è soltanto una cifra sulla carta d’identità, bensì una stagione varia di doni, originalità e colori tinte pastello.

P.S. Ho scritto una quarantina, quarantacinque è il numero esatto dei presenti, di coloro che hanno risposto ancora una volta presente all’appello. Questo post tuttavia non l’ho scritto per noi, bensì per tutti gli altri, per chi non c’era e c’è mancato, tanto. La prima persona, che a citarla mi viene ancora il magone e vedo tuttora sorridere come fossimo alle medie, splendente quanto sa essere il sole nelle giornate limpide di gennaio, è Tiziana. Poi Carlo. In più coloro che non hanno partecipato non per un inconveniente o un impegno pregresso o improvviso, quanto per un sentirsi fuori luogo, a disagio, per un fardello che hanno nel cuore o per una spina nel fianco. So che le parole possono suonare retoriche o vuote, ma genuina, autentica è la vicinanza che provo. Che ieri sera è stato bellissimo, se però ci fossero state loro sarebbe stato centomila volte meglio.


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