
Pausa. Per oggi niente discorsi epocali, massime filosofiche e riflessioni su vita, morte e miracoli. In queste settimane i miei giorni assomigliano ai governi democristiani del primo dopoguerra: monocolore. La somma totale delle persone che vedo, esclusi parenti stretti e colleghi, è zero virgola qualcosa e la mia giornata tipo è la seguente: sveglia, doccia, barba, vestizione, auto, redazione, auto, brevissima pausa pranzo a casa, di nuovo auto, redazione, auto, casa, cena, tv e computer, maglietta e calzoncini, letto, libro, dormiveglia, sonno, sonno profondo, di nuovo sveglia, doccia, barba... Non avendo da raccontare propriamente avventure da Indiana Jones, mi limiterò a scrivere qua del mio nuovo cuscino. Nuovo per modo di dire: lo uso già da tre o quattro mesi e lo aveva acquistato mia madre a inizio anno, credo. La notizia è che dopo svariati tentativi, il nuovo cuscino è riuscito finalmente a scalzare quello vecchio, in lana grezza, che mi ha fatto compagnia per infiniti anni e che inutilmente prima mia madre e poi Isabella hanno tentato di gettare nell'immondizia. Il fatto è che a me il cuscino piace morbido, ma non troppo e non me ne andava mai bene uno, tranne quello che ha fatto capolino tre o quattro mesi fa. Sabato scorso ho scoperto che non si tratta di un cuscino normale, bensì di un guanciale fatto con "un materiale scoperto dalla Nasa negli anni Sessanta e commercializzato soltanto recentemente". La caratteristica principale è la consistenza e la capacità di adattarsi al corpo, tornando alla forma iniziale gradualmente. Una figata, insomma. Almeno per me, che sono resistente al cambiamento e prima di accettare le novità (parlo di casa, non del lavoro) impiego lungo tempo. Prima del cuscino, un salto di qualità lo avevo avuto passando da due materassi di lana a uno solo, matrimoniale, a molle. Con i primi si creava nel mezzo una conca che al mattino occorreva una corda per tirarmi fuori dal letto. In altre situazioni, mi affeziono agli oggetti e prima di privarmene passa un'era geologica. Penso al mio attuale accappatoio azzurro turchino, che - ho notato stamattina - ha persino due buchi grossi quanto noci all'altezza delle ascelle ed è liso, ma proprio questo è il bello e il buono: lo sento come una seconda pelle e asciuga benissimo. Da vecchio vorrei essere anch'io così, consunto, ma ancora utile e a cui sei affezionato ed è per quello che ti spiace buttarlo.
Foto by Leonora



