
Cinque novembre. Il compleanno di Giovanni: il settimo. Lo sarebbe stato anche di mio padre, se fosse stato ancora vivo, ma a suo tempo non l'abbiamo mai festeggiato. Tranne il settantesimo, quello che sarebbe stato l'ultimo e che s'è rivelato stupendo. C'erano tutti i suoi amici e lui che sapeva che ci avrebbe lasciato presto ma che quel giorno stava proprio bene ed era contento lo stesso. Me lo ricordo seduto sulla panchina di vimini, con gli occhi chiusi e che ascoltava le chiacchiere dell'Ambrogio, del Gigi, dell'Amelio, del Giulio, del Filippo ridendo, con quell'espressione del volto e quella mimica che ha sempre avuto e che oggi mi trovo io stesso a fare, come se parte di lui si fosse trasmessa naturalmente in me, senza chiedere il permesso. So che anche oggi, quattro o cinque volte, ho detto qualcosa e mi sono portato la mano al viso e ho scosso il capo con lo stupore, mentre lo facevo, di essere la sua fotocopia, e sembrandomi proprio lui, nell'intimo, fuori e dentro.
Giovanni ha avuto tre regali: un pacchetto di Gormiti che parlano, una bicicletta Bmx e tre scatole di Lego, una grande e due più piccole. E una pallina che si illumina, lo stavo dimenticando: gliel'ha comprata sua mamma all'uscita dalla piscina, mentre io brontolavo che si poteva evitare di spendere quell'euro, perché non è giusto abituarli che si può avere tutto. Ma era il suo compleanno e la mia è stata più scena che altro. Ora è di là, nella stanza sua e di Giacomo, che dorme, con indosso il pigiama di ciniglia a strisce nere e arancioni di Tigro; ormai gli è piccolo, ma non l'abbandona neanche morto e noi men che meno, perché vedendolo così ci sembra sempre il Giovanni piccolo piccolo. Giacomo invece ha perso la sua prima partita ufficiale quest'anno, ai rigori, contro il Sagnino. Non meritava di uscire dal torneo ma il calcio è così e la sconfitta tempra, forgia l'uomo. Io sono orgoglioso di lui perché quando l'allenatore ha chiesto chi se la sentiva di tirare i rigori, su undici solo in tre hanno alzato la mano, lui compreso. Quando si è avvicinato al dischetto volevo sprofondare ed ero sicuro che avrebbe fatto meta, tipo rugby, scagliando il pallone dritto in cielo. Invece l'ha calciato benissimo, forte e a mezza altezza, imparabile pure se in porta ci fosse stato un gatto. Peccato abbiano perso, però sono giovani, si rifaranno. Tanto domenica si replica già, a Mariano.
Foto by Leonora
