domenica 17 maggio 2026

Coraggio (Io ti capisco)

Ha rimesso foglie, anche quest’anno, e domina il prato di casa d’un verde acceso, in principio chiaro, quasi luminescente, ora scuro. Giorgia sorride, ricordando che l’ho definito “timoroso”, perché si schiude alla primavera in ritardo rispetto ai suoi simili, alle piante di faggio pendulo che fanno bella presenza di sé nei giardini qua attorno. Di recente però ho letto un articolo che lo riscatta, spiegando che alcuni alberi ritardano appositamente di qualche giorno l’apertura dei germogli rispetto all’anno precedente, ingannando così le larve di insetti che se ne nutrono. I bruchi infatti si schiudono tarandosi sul calendario dell’anno precedente, ma vengono spiazzati dal non trovare nutrimento e nel volgere di poche ore muoiono. In questo modo, è stato calcolato, viene risparmiato oltre la metà del fogliame, non pregiudicando la salute e talvolta la sopravvivenza stessa dell’albero.
Ora, non so se sia per questo oppure per il motivo che già conoscevo, cioè per evitare di incappare nei temporali di inizio primavera e fine inverno, talvolta talmente violenti che se trovano rami frondosi a fare da vela son capaci di sradicare esemplari giganti, schiantandoli al suolo. In ogni caso, tanto di cappello a una forma di intelligenza che i vegetali hanno, a dispetto della nostra supponenza animale e della visione ridotta che abbiamo.

P.S. Devo fare ammenda pure di altro: il nostro non è il faggio più pavido del circondario. Ne ho trovato uno ancor più timido, nel giardino di una casa in via Monterotondo, poche centinaia di metri più in basso, nella collina dove abitiamo. Peccato che la recinzione con cui da qualche decina d’anni anche dalle nostre parti siamo soliti circondare le abitazioni mi abbia impedito di avvicinarmi, poiché passandovi avrei voluto appoggiarvi il palmo aperto della mano sulla corteccia e sussurrargli ciò che dovremmo dirci più spesso, anche tra noi esseri umani, come persone: «Coraggio, io ti capisco». 

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